sabato 17 novembre 2018

Sabato 17 novembre 2018

Carissima S. e blog.
                                 
DAL’ALBO DEI RICORDI
El cinema Roma

          Vessin a la via Moraro ghe jera el cinema teatro Roma, el verzeva tute le sere a le sete, el restava verto fin a la fine del’ultimo spetacolo verso mezanote, tuti i jorni feriali, e a la domenica el primo spetacolo scomissiava a le do e meza del dopo disnà. I paroni se ciamava Pipa, la mascara la jera Montin, ciamà anca “vecia”, i operatori se ciamava Cornelio e Giulieto. Noialtri tosi a ‘ndavimo a gara par ‘ndare vendare le caramele con la casseta de legno a tracola, cossì podevimo vedare i film gratis e anca a ciapavimo qualche manceta, vendendo le caramele de Dal Din e Navara. El cinema Roma el gaveva i primi e i secondi posti e ‘na bela logia; el jera senpre pien de fumo, de ciche di sigareta, de carte de caramele e de scorse de bagigi; la Togna e la Gema Rossi, mama e fjola e gaveva el so bel da fare par netare tuto ch’el spassio, e par questo e se alsava a la matina de bona ora. Un luni de matina però, dopo aver verto tute le porte e scomissia a scoare e se trova ‘na sorpresa: “ne la penultima fila de la galeria e se trova una putelo tuto ragomitolà su ‘na poltrona, ch’el dorme beato, alora e lo sveja e lo riconosse, el jera uno dei puteli dei Soloni, che i xe cossì tanti, che so mama non la se ga gnanca incorto che’el ghe mancava. 



In te sto posto ‘na olta
da puteli se scondevimo
par zugare a cuco o al dotore
 e pì de calche olta
a calavimo anca le braghe
On cò  sto posto el pare on giardin
Belo e profumà in t’el so picenin.
  

venerdì 16 novembre 2018

Venerdì 16 novembre 2018 

Carissima S. e blog.
                                nella nostra testa c'è sempre spazio per immagazzinare qualcosa o qualcuno, ma non sempre si ricordano. Ecco che attraverso la prosa e la poesia scritta, si possono rileggere tutto quello che è dentro questo immenso archivio che è la nostra mente, attraverso i ricordi. Oggi porto uno zaino carico di anni, che mi ha diminuito di statura  e fatto ingobbare, con i ricordi del passato mi rivedo correre attorno a Via Moraro e l'Isola con Giannino che calcolava il tempo che ci mettevo. Egli e suo fratello Bruno erano in carrozzina, colpiti dalla poliomielite. D'estate d'inverno mamma Giuditta se li caricava sulle spalle per fare i gradini per uscire dalla loro casa, che era sotto terra, li metteva nelle carrozzine e li portava in un angolo della via, al riparo dall'aria gelida dell'inverno e all'ombra dal calore estivo del sole. Bruno e Giannino erano ragazzi adulti, non credo che fossero andati a scuola, ma avevano imparato tutto quello che gli era stato insegnato dai loro cugini che abitavano vicini a loro e frequentavano le scuole della città. Pertanto, essi non avevano l'uso delle gambe, ma possedevano una grande memoria e una grande capacità di apprendimento. Bruno e Giannino erano anche esperti di tutti i giochi in voga a quel tempo, ma nel gioco delle carte erano insuperabili. Noi ragazzini passavamo molte ore con loro, ci insegnavano a giocare e attraverso la radio portatile, ci tenevano informati sul calcio e sul ciclismo, quando giocavamo essi erano gli arbitri in tutti i nostri giochi, purtroppo la loro malattia li ha portati alla morte troppo presto, avevano circa una trentina di anni.......

Buona giornata!



ERI E OGGI

Dalla piazza risuona la torre
scandisce i rintocchi delle ore
S'udivano nelle case dentro e fuori
tutto è ormai coperto dai rumori
Dal Montericco il fragore delle mine
rimbomba l'ululato delle sirene
Allegro e vociante era il mercato
guarda e passa l'uomo indaffarato
Nell'aria si diffondeva del pane l'odore
per le strade la gente salutava con calore
S'inalavano i profumi della drogheria
si sentono solo i miasmi della pescheria
Nelle osterie i vecchi giocano a carte
mescite di vino e pareti affumicate
Oggi nei bar giovani aitanti
bibite e specchi luccicanti
Ieri si scriveva sulla carta di formaggio
oggi treni e muri imbratta il selvaggio
Dal ponte la cava guardo
vedo lo squarcio beffardo
Nel canale non ci son più le barche
dalle valli non arrivano le vecchie stanche
Simboli di un affaticato passato
oggi scopriamo d'averlo amato.






giovedì 15 novembre 2018

Giovedì 15 novembre 2018 

Carissima S. e blog.
                                 rivedo  la mia via con la strada acciottolata, la mia casa con la stufa a legna per cucinare e per riscaldarci, l'acqua andavo quasi sempre io, a prenderla dalla pompa pubblica a un centinaio di metri da casa. Il gabinetto era in un piccolo cortile sul retro della casa, vicino alla gabbia dei conigli. Confinavo con dei vicini gentili e buoni con i quali condividevo la miseria. Nella maggior parte delle famiglie, gli uomini facevano lavori saltuari di giornata in giornata; le donne accudivano alla casa, si inventavano cosa far da mangiare ogni giorno, ma per lo più al mattino: era caffè fatto con l'acqua e poco orzo, spesso anche con il brodo della verdura cotta il giorno prima; a mezzogiorno erano patate e polenta per mio padre e mie fratelli più grandi, mentre io e la maggior parte dei miei compagni, quando terminavamo la scuola, correvamo all'ECA, l'Ente Comunale di Assistenza, dove ci davano una minestra, uno spicchio di formaggio o una scatoletta di tonno, poi di nuovo di corsa ritornavamo al Convento dei Frati, dove alle due distribuivano una pagnotta di pane nero a testa; la cena era sempre polenta e patate, ma io preferivo grattare le croste di polenta della pentola (el calliero) che mamma usava per farla. Nella mia via c'erano una sessantina di numeri civici con  delle famiglie che stavano abbastanza bene, che mangiavano, alla domenica o nelle feste grandi, carne e pane bianco. Tra queste c'era la famiglia del mio padrone di casa che faceva il macellaio, poi c'era anche un altro macellaio che aveva una numerosa famiglia che aveva sedici figli; c'era una maestra, un maresciallo dell'aeronautica, un operaio della SADE - la Società distributrice dell'Energia Elettrica, un falegname, un barbiere, un sarto, un ciabattino, un venditore di roba usata, un meccanico di biciclette, ma la maggior parte erano tutti poveri come me e anche se in famiglia c'era qualcuno che lavorava, i soldi erano talmente pochi che non bastavano per sfamarsi e comperare qualche paio di scarpe, un vestito, una camicia o un paio di pantaloni, io portavo sempre la roba usata che mi veniva regalata dalle famiglie benestanti che ho citato sopra, come spesso la mamma mi rappezzava i pantaloni e mio padre mi inchiodava dei pezzi di copertone sulle suole delle scarpe, ricordo che si diceva: 'meio un tacon che un sbrego'..........


Avevo sempre fame,
quante volte ho desiderato
mangiare quel pane 
bianco e caldo, del quale
sentivo l'odore, che usciva 
dai forni dei fornai,
o il profumo delle paste 
della pasticceria Dal Din,
 quando andavo la mattina presto
a rispondere a Messa 
a San Paolo.
La mia vita era piena di desideri,
come mangiare, vestire bene.
 Desideravo divenire grande in fretta
per andare via da casa 
a cercare lavoro condividere 
tutte queste cose
con la mia famiglia.


mercoledì 14 novembre 2018

Mercoledì 14 novembre 2018  

Carissima S. e blog.
                                stamattina mi sono alzato che è ancora buio, fa freddo, ma è mitigato dal riscaldamento acceso, che attraverso i termosifoni dona calore a tutta la casa. Non so perché mi alzo a quest'ora, ma si dice .... quando si diventa vecchi si ritorna bambini -  Ringrazio el Paron  e, non so perché,  mi viene voglia di raccontarvi la mia storia, iniziando da oggi a puntate, perché dell'acqua né è passata sotto il Ponte della pescheria. Ritorno  col pensiero a moltissimi anni fa, anche allora  era buio quando mi alzavo e ancora assonnato, accompagnavo la mamma agli uffici del Catasto, dove lei faceva le pulizie, mentre io andavo nella Chiesa di san Paolo a fare il chierichetto alla prima Messa del mattino. allora abitavo con i miei genitori e le mie tre sorelle, perché mio fratello non era ancora nato. D'inverno la nebbia nascondeva anche l'argine del canale, pochi erano i balconi delle case aperti le finestre  e il gelo D'estate la città era già inondata di luce e nell'aria si spandeva il profumo del pane che usciva dal forno di Aulo, mentre d'inverno si sentiva meno, perché la porta era accostata, la torre suonava le quattro e mezza...

Buona giornata!


Non  pensare di separarti
dai ricordi, perché saresti morto.
Grazie alla bontà di Dio,
puoi ricordare e rivivere
nei luoghi dove hai vissuto
e con chi avevi accanto.
Egli ha scelto per te
una  famiglia e un luogo
dove abitare.
Genitori poveri e umili, ma che ti
hanno dato la vita e insegnato
come viverla con dignità.
Piena di dolci ricordi
che la sua tua storia
Vale più del benessere che  hai, 
ma che oggi a volte
anche questo ti è d'ingombro.
Trattieni il ricordo come
un bene prezioso....guardalo e assaporarlo,
con gioia e senza nostalgia.







martedì 13 novembre 2018

Martedì 13 novembre 2018 

Carissima S. e blog.
                                  quando mi sveglio il primo pensiero non è rivolto al Creatore, ma a cosa devo fare e cosa farò, poi guardo il Crocifisso che è nella corona del rosario appesa sul muro e allora Gli rivolgo un saluto e questa preghiera: "Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano, conservato in questa notte, fa che le azioni della giornata siano tutte conformi alla Tua volontà, Tu che vivi e regno nei secoli dei secoli". Credo e per questo prego, non confido solo in me stesso, come facevo fino a qualche decina di anni fa. Credo e ringrazio el Paron che mi aiuta sempre di più, in modo particolare in questo periodo della vita, che non ho più forza, non ho più voglie e delle cose non  so più che farne, anzi molte mi sono diventate ingombranti. Pensare al Creatore e a tutti gli insegnamenti che mi ha dato, attraverso il vecchio e il nuovo Testamento, mi aiuta a passare meglio le giornate, mi sostiene quando le forze mi mancano. Con la preghiera guardo il prossimo, che fino a qualche anno fa non vedevo, perché pensavo e guardavo solo ed esclusivamente al mio benessere. Oggi non è più così, il mio corpo non reagisce, i desideri non lo stimolano più e allora ripenso sempre a quella veritiera frase dialettale: " Quando el corpo se frusta...l'anema se giusta". Tutto questo, se da una parte non provo più molti piaceri, dall'altra parte mi viene in aiuto la mia educazione cristiana che mi rasserena dalla  mattina alla sera. Con questo, si potrebbe pensare che sia pessimista e stia cadendo in depressione, ma non è così, perché vado sempre meno dal fornaio e molto più spesso in farmacia, questa è la realtà: " Ogni alba ha il suo tramonto".

Buona giornata!


La luce illumina 
gli angoli bui delle cose,
ma  guardando verso l'alto,
uno spiraglio di cielo
ci ricorda che la preghiera
illumina l'anima.



lunedì 12 novembre 2018

Lunedì 12 novembre 2018  

Carissima S. e blog.
                                 la vita di milioni di alberi è stata abbattuta dalla furia della Natura, che ha da sempre imperversato sulla terra, ma che negli ultimi decenni il progresso è stato suo complice e ha contribuito fino all'eccesso di questi disastri. L'egoismo dell'uomo poi, ha fatto la sua parte speculando su qualsiasi cosa che gli produca denaro, come se potesse portarselo nella tomba. Credo che sia ora di prestare attenzione, agire  e comportarsi con giustizia, sia verso gli uomini, che verso la Natura. L'uomo deve ricordare che il BELLO ha il suo contrario BRUTTO: il BUONO ha il suo contrario CATTIVO; il BENE ha il suo contrario MALE......questo è quello che ad ogni suo pensiero, parola, azione l'uomo deve tenerne conto e comportarsi di conseguenza. Non è  mai troppo tardi ....

Buona giornata!

Porte aperte
nessuna barriera
niente paura
così dovrebbe essere 
la vita su questa terra
Con il cuore in mano
pronti all'aiuto reciproco
A gioire e a piangere assieme
Sopratutto perdonare
e AMARE:



domenica 11 novembre 2018

Domenica 11 novembre 2018 

Carissima S. e blog.
                                  la povertà materiale e quella spirituale  dell'uomo, inducono ad accettare l'aiuto, che nell'uno o nell'altro caso può avere dei secondi fini...Al povero senza lavoro, senza casa, senza denaro l'aiuto l'aiuto arriva attraverso la carità di qualche spicciolo, che oggi viene chiesto, più o meno palesemente, ad ogni angolo di strada, di negozio, di chiese e supermercati , mi sembra che sia diventata un'occupazione  per tanti robusti giovanotti che stazionano per ore davanti ai quei luoghi, peraltro ben vestiti e con il cellulare. Il tempo di San Martino che ha dato il suo mantello al povero nudo e infreddolito, è passato da un bel pezzo, oggi il povero non è più nudo,ci pensa l'organizzazione che li porta ogni mattina ai loro posti....Invece, per quanto riguarda la povertà spirituale, essa è passata di moda con l'avvento della tecnologia dei social,  dove il povero in spirito trova conforto e  risposta ai suoi interrogativi, cadendo spesso nelle grinfie di qualche santone capo di sette gli annullano ogni capacità di ragionamento, quasi come un lavaggio del cervello si affidano ad esse in anima e corpo. Queste sono le odierne povertà che fanno scomparire l'AMORE per se stessi, per i propri cari e non provano certo  AMORE per il prossimo.

Buona giornata!


Una porta che fa fatica
ad aprirsi per intero
alla povertà che la circonda.
L'E.C.A.
l'Ente comunale di Assistenza
è chiuso ormai da lungo tempo
e  così pure la Mensa de Poveri
al Convento de Frati.
Le casse comunali piangono
e gli introiti non sono 
nemmeno sufficienti  a pagare gli stipendi
ai dipendenti.
Ecco  che alla faccia del progresso
sorge una nuova povertà
e la domanda viene spontanea
il Comune ad andare avanti
 ce la farà?