mercoledì 9 aprile 2014



Cara Sandra eccomi anche oggi con il mio saluto e un abbraccio di benvenuto in questo dì un po’ grigio ma che ti strappa sempre, se tu lo vuoi, il sorriso. Te lo dico con due pensieri poetici dedicati allla nostra bella Monselice.
Ciao e buona giornata
VORREI ESSERE
                                                                         
Vorrei essere per Te un amico
per donarTi un sorriso

Vorrei essere per Te la gioia
per donarTi consolazione

Vorrei esserTi vicino
per condividere la Tua passione

Vorrei essere per Te Amore
come vorrei che Tu fossi per me.

RITORNO AL BORGO ANTICO

M'assale la nostalgia
passando per quella via
Del bell'antico borgo
ove nell'avanzar scorgo

Sull'argine destro i corrosi tratti
delle mura luoghi appartati

In via XXVIII aprile
la barchessa il fienile

Della stalla il portone
meta di cavalli e postiglione

Abbarbicata l'antica dimora
fin sotto le mura

Le possenti  Ezzeliniane fortificazioni
proteggono le vecchie abitazioni

In centro storico poter abitare
e l'infanzia rievocare

Non lontan da Via Moraro
natio loco a me caro

OH! come sarebbe bello ritornare
risentire la torre rieccheggiare

Girare la piazza le vie
allontanare le mie malinconie.

martedì 8 aprile 2014



CREATORE E PARON

Quanto grande sei!
  Per me povero derelitto
hai creato il cielo e la terra,
sotto ogni forma e ogni maniera.
Animali piante e fiori
di tutte le specie e di tutti i colori,
mari, fiumi, laghi e monti
che si vedono o che sono nascosti.
E poi il tuo capolavoro
l’uomo e gli angeli in coro
per lodarti e ringraziarti.
Da te abbiamo imparato tecnica, scienza e arte.
Ora siamo arrivati anche su marte
e siamo sempre più vicini a Te
aiutaci  Tu
 altrimenti futuro non c’è.
Allora ti prego
PARON
fa che l’uomo rinsavisca
e non faccia
nessun altro danno.

Ciao Sandra e buona giornata

lunedì 7 aprile 2014

BRAVISSIMO!!!!!

Sei stato davvero in gamba

hai tenuto un ottimo ritmo di pubblicazione...
così mi piaci!!!!




p.s.Hai visto che ti ho sistemato l'ora sotto,mettendoti con il fuso orario di Roma...altrimenti gli orari erano strampalati!!!!
E  pure mi son aggiunta come autore, così ti controllo dalla mia postazione!!!!
Ciao Sandra, stamattina vado alla Scuola Buggiani con i miei amici della Casa di riposo, a raccontare ai bambini : Gli antichi mestieri. Buona giornata!


Questo èQuesto e’ un pensiero che mi è passato per la mente, non so se lo ho letto o udito, e nemmeno dove e quando. So’ solo che il passare del tempo affievolisce i ricordi e lascia libero spazio solo al presente, che è già passato e futuro allo stesso tempo.

Un momento di passione ha fatto scoccare la scintilla che ha dato origine alla vita. Essa è grande come una fiammella avvolta nello stoppino di una candela. Brucia lentamente, come cera si scioglie a poco a poco al calore dell’umano fuoco. Il passare del tempo ravviva, arde, si spegne nel mutar di cose degne e indegne. La fiammella trema ad ogni alito di vento, consuma il ieri
, l’oggi resiste per miracolo,  il futuro è un moccolo diventato già domani che lentamente va spegnendosi.
Per questo motivo, prima che il moccolo si spenga, voglio lasciare scritte le mie esperienze sututto ciò che la vita mi ha donato, e forse qualcuno quando avrà giorni bui, potrà leggere qualcosa che gli potrà venire in aiuto per vivere la sua vita nel migliore dei modi. Presunzione? No! Condivisione e dono.

domenica 6 aprile 2014



 Ciao Sandra, proseguo con le mie emozioni. Grazie per ieri e buona domenica
RICORDI PERSONALI

La vita di Monselice nel periodo dopo la grande guerra e l’inizio del fascismo, per tutta la sua durata,  è stata punteggiata da vicende comuni a ogni paese e città della nostra cara Italia. Anche qui sono accadute tante di quelle brutte storie, dovute alle scelte scriteriate dei nostri governanti, invasati e plagiati da ideali che non potevano che approdare dove effettivamente sono naufragati. Di questo periodo io non voglio scrivere alcunché e ricordare solo le grandi tribolazioni dei miei genitori, emigrati, appena sposati, nella colonia di Albania, dove è nata mia sorella maggiore. Ritornati poi in Italia a causa della malaria, si sono ritrovati a dovere incominciare tutto da capo. Mio padre Aurelio, faceva il manovale di qua e di là, prima di essere chiamato afare il militare nella seconda guerra mondiale. La sua prima destinazione fu a  Porto Empedocle in Sicilia. Partì lasciando a casa mia mamma Sandrina, la quale era in cinta di me, e che nacqui il 19 luglio1941. Prima di me c’erano già mia sorella Franca di 12 anni, Noris di 8 e Lina di 4. Papà dunque, era a difendere la Patria, ma i pochi soldi che prendeva, non bastavano né per lui, né per noi, allora, la mamma per poterci mantenere si alzava alle 3 del mattino per andare ad accendere il fuoco delle stufe di un ufficio pubblico e per fare le pulizie, mentre noi e la casa di via Moraro eravamo nelle mani di mia sorella Franca, la quale, appena tornava la mamma, verso le 8, andava presso qualche famiglia benestante a fare le faccende di casa. Al termine della guerra, nel 1945, anche se ero piccolo, avevo appena 4 anni, mi ricordo della grande fame che avevo, e che mi alzavo alla mattina presto, con le scarpe slacciate, andavo di corsa alla chiesa di san Paolo per fare il chierichetto, perché al termine della s. Messa,  Santina la perpetua del prete, mi dava un po’ di caffelatte. Erano anni duri e come ho detto sopra, avevo sempre una gran fame, ma mi sono sempre dato da fare andando, nel periodo natalizio a cantare la “ ciara stea” e a capodanno ad augurare il “buon anno”; in autunno andavo alla “questua” con Rino campanaro. Facevo anche piccole commissioni, andando a prendere le sigarette o il giornale per qualche adulto, il quale mi lasciava gli spiccioli a mò di mancia; mentre alla sera andavo a vendere caramelle, bagigi e quantaltro… al cinema Roma.
Mi ricordo delle corse che facevamo tutti, quando suonava la sirena che avvertiva l’arrivo di “Pippo”, per andare a nasconderci nel freddo rifugio della cava della Rocca, o di quella volta, 7 febbraio 1946, che hanno bombardato il cinema Roma pieno di soldati tedeschi. E’ stato un macello e chi va la cimitero oggi, vede ancora una fila di croci bianche attaccate alla mura esterna, con i nomi dei giovani soldati tedeschi morti in quella circostanza.
Finalmente a 5 o 6 anni, guerra permettendo, sono andato a scuola elementare. Il 6 febbraio 1946 è nato mio fratello Franco, che da sempre noi chiamiamo Marino; mi ricordo quando la mamma è tornata dall’ospedale con Marino in braccio, e io sono andato ad incontrarla sulla “passerella di legno” in località “Grolle”, gli correvo accanto felice di potere avere finalmente un fratellino con cui giocare.
Il periodo della scuola elementare mi ricorda, che al termine delle lezioni, di corsa andavo all’E.C.A., l’Ente Comunale di Assistenza, che era dopo l’ospedale, mentre la mia scuola era in via Garibaldi, dove mi davano una scodella di minestra, un pane e una scatoletta di tonno, ma non era finita qui, perché di corsa ritornavo al Convento di San Giacomo, dove i frati distribuivano a tutti una bella pagnotta di pane nero. Continuavo a fare il chierichetto per prendere le  “ mance” al termine dei battesimi, dei matrimoni e dei funerali. A scuola poi, avevo dei cari amici, che avevano più possibilità di me e che mi davano qualche pezzo di pane e cioccolata. Ma anche se ero grandicello continuavo a fare qualche piccolo servizio per i grandi e aiutavo mio papà, il quale appena tornato dalla guerra, si era costruito con quattro assi, una ruota e una “mola a smeriglio”, una specie di carriola che azionava un pedale, al quale era attaccato una cinghia che faceva ruotare la ruota smerigliata per affilare coltelli, forbici, falci e altro materiale da taglio, ben presto papà era diventato popolare e conosciuto come “Orelio el moeta”. Mamma continuava ad andare a fare pulizia e accendere le stufe per gli impiegati dell’ ufficio del Catasto, Franca era andata a lavorare come stagionale alla S.A.I.A.C.E,  fabbrica di marmellate; Noris andava a fare la stagione nelle risaie piemontesi e Lina era andata a imparare a fare la “sartina”.
Questa è una breve parte della mia storia personale, che è continuata con la mia partenza per il collegio, così ho aiutato i miei genitori, che avevano una bocca di meno da sfamare. Inoltre, mi hanno lasciato andare con la speranza che avrei potuto studiare e conseguire un diploma che mji avrebbe permesso di fare una vita meno grama della loro. Sono rimasto a Treviglio per tre anni, ma al momento di presentarmi agli esami statali di terza media, non c’erano i soldi per pagare la tassa d’iscrizione, così sono tornato a casa con solo la licenza di quinta elementare, che avevo prima di partire. A casa ho fatto i mestieri più disparati pur di guadagnare qualcosa e non essere di peso ai miei genitori. Ho fatto il garzone in diversi bar, ho imparato a scrivere a macchina e a fare l’impiegato, presso lo studio legale di mio cognato Benito, presso il quale ho continuato a studiare da solo. In seguito, con l’aiuto della maestra Gianna Montagner, ho potuto conseguire la licenza media da privatista, presso la scuola media Guinizzelli, attraverso la quale ho potuto andare a lavorare come sostituto portalettere e impiegato straordinario, presso le Poste Italiane, così ho potuto conoscere tutti gli uffici della Provincia di Padova, dove venivo chiamato a sostituire malattie e ferie dei postini e degli impiegati. Per otto anni circa, ho alternato sostituzioni, impiego da mio cognato e contratti di lavoro a scadenza, in Francia e Germania. In seguito mi si è presentata l’occasione di essere assunto in Ospedale, ma dovevo frequentare il corso di infermiere generico. Durante il corso mi è stato chiesto di sostituire un portiere-centralinista di notte, nella portineria dello stesso Ospedale. Ho accettato prontamente e dopo due anni mi hanno assunto in pianta stabile. In questo posto ci sono stato circa 30 anni, durante i quali ho continuato a studiare mentre facevo i turni. Mi sono iscritto alla scuola serale per ragionieri presso l’Istituto J. F. Kennedy di Monselice, e dopo cinque anni di sacrifici, mi sono diplomato Ragioniere e perito Commerciale nell’anno scolastico 1982/3, con 39/60. Sono poi andato in quiescenza nel 1996. Sposato con Maria, senza figli,  sono vedovo dal 2002 e dal 2004 sono assieme a Gemma e abito nella sua casa. Le mie attuali occupazioni sono la lettura, la scrittura, il Volontariato ospedaliero, i pellegrinaggi a piedi a Santiago di Compostella, a Roma e a Gerusalemme; sono socio dell’Associazione Amici delle Arti di Monselice e Amico dell’Associazione i “Mille Volti” di Milano.

sabato 5 aprile 2014

Cara Sandra, le porte devono essere sempre aperte, in particolar modo in questa bella stagione primaverile, nella quale i nostri pensieri volano insieme ai giovani abitatori del cielo che riempiono l'aere con il loro meraviglioso cinguettio.
Ogni tanto mi fermo perché preso da altre incombenze, come oggi che alle 16 e 30 sono al Castello per la presentazione  di un libro di poesie del ns concittadino, ora abitante ad Este, Giacomo Mainardi. Inoltre verso le 17,30, vado all'inaugurazione della Loggetta restaurata e leggerò un mio pensiero poetico.
 ora continuo con il diario! Un abbraccio e sempre grazie di cuore. Giancarlo



Ricordo la strada polverosa e sconnessa, i carretti che avanzavano lentamente, trainati da cavalli stanchi.  Eugenio, il carrettiere, veniva dalle valli, dove aveva caricato la " torba", caricata nelle torbiere ai piedi di Arquà Petrarca, doveva consegnarla agli opifici per trasformarla in mattonelle che poi divenivano combustibile per stufe e forni. Eugenio partiva allo spuntare dell'alba, strigliava il suo ronzino , lo dissetava e gli dava un pò di fieno, caricava la biada, si metteva un pezzo di pane nero nella tasca rattoppata della giacca e poi incominciava la lunga giornata che terminava all'imbrunire, quando il sole calava laggiù nella valle.

Con i miei compagni passavo il pomeriggio a giocare sul ponte della pescheria, la piccola salitella che portava al ponte fatto a dorso di mulo che univa le due sponde del canale "Bisatto". Il ponte faceva rallentare i carri e il passo ai viandanti, perciò ci veniva naturale osservare le persone che venivano in paese da quella parte. Uno dei nostri giochi , ma non proprio perché erano corbellerie, era attendere l'arrivo i carretti e salire, con un balzo, dietro il carro stesso, per poi ridiscendere quando arrivava in cima al ponte, il carrettiere che non s'arrabbiava mai pur vedendoci, era Eugenio, per questo motivo mi è rimasto il suo bel ricordo.

Un'altra, delle piccole corbellerie, che usavamo compiere in quei tempi, era attendere l'arrivo delle donne di Arquà, queste arrivavano,
 dalle loro case sulle colline, cariche di cesti di fichi, di melograni, di giuggiole, di uva, frutti che di volta in volta la stagione maturava. Queste donne erano vestite di nero, con sottane lunghe, zoccoli e un fazzoletto in testa, sempre di colore scuro, avevano sulle spalle una arco di legno che alle due estremità aveva due uncini, noi lo chiamavamo "bigoo". A questi due uncini erano attaccati i cesti della frutta, coperti da tovaglioli. Quello che noi ragazzi avevamo inventato, era una delle monellerie che ci faceva divertire di più, aumentare in destrezza e ci faceva mangiare qualche buon frutto. Di solito eravamo in due, andavamo incontro alla donna che avanzava stanca sulla via, e poi  ci piazzavamo uno da un lato e uno dall'altro, uno la salutava e nel mentre la donna si girava, l'altro gli prendeva la frutta dall'altro cesto, e poi via di corsa, ancora tremanti, ad assaporare il fresco frutto.

giovedì 3 aprile 2014

STO ASPETTANDO IL SEGUITO!!!!



Caro Giancarlo,
                             mi scuso d'esser entrata nei tuoi post. ...ma.... cos'è successo???
Non vedo altre pubblicazioni, che ne dici di tener aperto il lavoro con buon ritmo???



Sto aspettando il seguito del tuo diario...FORZA!!!!! DOVE SCARICARE 
EMOTICON AMOROSE    Sandra