sabato 8 febbraio 2020

Sabato 8 febbraio 2020

Carissima S. e blog. 
                                anche oggi c'è uno splendido sole grazie a Dio. Io amo queste giornate e, credo di n on essere il solo, ad apprezzarle. Ma nonostante questo, è anche una giornata triste, perché ieri ho letto gli annunci funebri e ho trovato altre due persone che conosco e  mi dispiace per la loro dipartita. Ho fatto le condoglianze a Stefania per la morte del papà, ed oggi vado al funerale di Sandro, il compagno di Silvia, che ha acquistato il mio appartamento, che dopo la morte di Maria non mi riusciva più di viverci dentro. Anche la prima settimana di febbraio è ormai andata e la settimana prossima ho una serie di esami e visite per le mie ginocchia, spero che i medici ortopedici mi diano speranze di poter camminare meglio di adesso, perché dopo  mezzo chilometro di camminata  sono già stanco...speriamo bene comunque cerco di sforzarmi e fare qualche passeggiata ogni giorno.

Buona giornata!


Ho voglia di rivedere i papaveri,
volare le rondini, ammirare
la fioritura delle piante da frutto
e le foglie verdi degli alberi,
ho voglia di Primavera...

venerdì 7 febbraio 2020

Venerdì 7 febbraio 2020

Carissima S. e blog. 
                                  sto dandomi da fare per preparare la locandina con gli autori che presenteranno le loro opere nei VENERDI ARTISTICO LETTERARI a SWEET 24, che inizieranno venerdì 6 marzo p.v. Trovo anche qualche spicciolo di tempo per leggere qualche pagina del libro di Rosella Postorino LE ASSAGGIATRICI.10 ragazze vengono prese dalle SS per assaggiare il cibo di Hitler. Tutte le ragazze hanno le loro storie, ma tra loro emerge la protagonista Rosa Sauer, la quale non è di quelle zone dove c'è il bunker del Furher, ma è di Berlino.  Rosa è andata ad abitare presso i suoceri, dopo che il marito Gergo  si è arruolato nell'esercito. Da tempo Rosa non sa nulla di lui, ma finalmente arriva una sua lettera dove le dice che a Natale verrà in licenza. La vigilia di ntale, mentre lei e i suoceri sono intenti a preparare  il pranzo di natale e festeggiare il ritorno del marito e figlio rispettivamente, arriva un dispaccio dove viene loro annunciato che Gregor è disperso. Il pianto e la mestizia entra nei cuori di quelle persone e Rosa si dispera,tanto da non avere più voglia di andare a fare l'assaggiatrice, ma è costretta con la forza dalle SS. Rosa non era ben vista dalle altre altre giovani ma,  queste vedendo il suo stato di disperazione, pian piano iniziano a guardarla con un altro occhio e, addirittura una che era la più tosta nei suoi confronti, inizia ad apprezzarla e ad aiutare Rosa nei tragici giorni che sta passando. La vicenda di Rosa da inizio ad una maggior coesione tra le ragazze Assaggiatrici, se non ché un giorno, durante l'assaggio del cibo, c'è un'intossicazione generale, che viene poi scoperto che non era il cibo avvelenato, ma una sostanza contenuta nel miele. Ecco che la vicenda umana delle ragazze, in modo particolare per quanto riguarda Rosa, le fa sempre più avvicinare l'una all'altra ma, tutte mantengono dentro di loro segreti personali. Helche rimane in cinta e viene costretta ad abortire, Rosa diventa l'amante del tenente Ziegler e il romanzo continua appassionandomi all'epilogo, sempre di più. Nei prossimi giorni, quando l'avrò terminato, ne scriverò il riassunto.

Buona giornata!


Al di la di sbarre di ferro,
vedo un luogo abbandonato,
infestante da ratti e serpi, 
come l'anima quando il corpo
intaccato da un cancro, 
viene abbandonata a se stessa,
dall'agitarsi di mille pensieri
che ti rodono dentro e  ti scivolano
dentro ad ogni tua azione,
che diventa ogni giorno 
sempre più pesante.e, ti senti 
imprigionato nel buio
senza luce dell'Intruso.


giovedì 6 febbraio 2020

Giovedì 6 febbraio 2020

Carissima S. e blog.
                                 ieri sono andato alla cella mortuaria per dare l'ultimo saluto al mio caro amico e coetaneo Luciano. Dopo la S. Messa esequiale, sono andato alla riunione del Direttivo degli Amici di Santiago sulle Antiche Vie dello Spirito.  Ho rivisto con piacere Padre leone, nostro Presidente e mio compagno di viaggio nei 3 cammini cristiani principali, che abbiamo fatti a piedi e, quest'anni nella ricorrenza del 20° anniversario del nostro Cammino a piedi per il Giubileo 2000,, ci è stato chiesto, dai membri del Consiglio, di fare una testimonianza  all'Assemblea del 7 marzo, A questo proposito, questa mattina ho letto un pensieri di San Francesco  d'Assisi, il quale indica ai suoi seguaci come si devono comportare e, questo mi ha fatto ricordare, appunto, che quando abbiamo compiuto il nostro Cammino a Roma, abbiamo seguito, in qualche modo, il suo insegnamento:

San Francesco d'Assisi (1182-1226)

fondatore dei Frati minori
Prima Regola, §8-9

"Né denaro nella borsa"

Il Signore ordina nel Vangelo: Guardatevi da ogni cattivo attaccamento; evitate con cura le preoccupazioni di questo mondo e gli affanni materiali (cfr Mt 6,25). Per questo nessun frate, che sia in casa o in viaggio, deve in alcun modo accettare lui o far raccogliere per suo conto né monete d'oro né spiccioli, e ciò né per comprare vesti o libri, né come salario per alcun lavoro, né per alcun pretesto, salvo in caso di necessità evidente per dei fratelli malati. Poiché l'oro e il denaro non dobbiamo considerarli più utili o preziosi dei sassolini. Il diavolo fa di tutto per accecare coloro che desiderano il denaro o che gli danno più valore che ai sassolini. Noi che abbiamo lasciato tutto, non perdiamo il Regno dei cieli per così poco (Mc 10,24.28). Se ci capita di trovare in qualche parte delle monete, non facciamoci più attenzione che alla polvere che scuotiamo dai piedi: poiché è vanità delle vanità, tutto è vanità (Eccl 1,2). (...)
Tutti i frati s'impegneranno a seguire l'umiltà e la povertà di nostro Signor Gesù Cristo. (...) Devono rallegrarsi quando si trovano fra gente di bassa condizione e disprezzati, fra poveri e infermi, fra malati e lebbrosi, e fra i mendicanti nelle strade. Quando occorrerà faranno la questua in natura. Non abbiano vergogna: si ricordino piuttosto che nostro Signor Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente e onnipotente (...), è stato povero e senza tetto, ha vissuto di elemosina, lui, la beata Vergine, e i suoi discepoli.

Buona giornata!


GIOVEDI’ 01/06/2000


1° giorno di cammino :  ore 6  Monselice  San Giacomo - Badia Polesine.

Saliamo i gradini che portano alla passerella sul canale Bisatto, la attraversiamo e giriamo verso sinistra, la strada asfaltata  ci porta a Marendole; non facciamo l’argine, perché è bagnato . Passiamo dietro la Chiesa di san Nicola e recitiamo le preghiere del mattino. Poi prendiamo, questa volta, l’argine e proseguiamo verso Ca’Barbaro.
L’argine ci conduce fino a via Rana Ca’Mori, nel territorio di Este. Scendiamo sulla strada asfaltata, poiché l’argine è pieno di erba alta. Più avanti ci fermiamo a mangiare delle ciliegie, a pregare presso l’edicola dedicata alla Madonna di Fatima, a visitare il Santuario della Madonna delle Grazie, il Duomo di Este dedicato a Santa Tecla e, poco dopo, arriviamo a via Riva di Fiume,  oltrepassando il ponte sul fiume di fronte al Manfredini. Il percorso lungo l’argine è asfaltato e un po’ più avanti discendiamo sulla strada laterale n° 3 , che ci porterà a Carceri. Lungo la strada abbiamo incontrato due ragazzi che stavano lavorando nell’orto di casa e chiediamo alcune informazioni riguardanti il percorso, essi si mostrano molto interessati al nostro pellegrinaggio;  ci chiedono quali strade percorreremo e poi ci salutano augurandoci buon viaggio, dopo averci indicato la strada per l’Abbazia. Fatto circa un chilometro, uno dei ragazzi ci raggiunge in bicicletta per dirci che, secondo lui, potremmo prendere una strada più breve per arrivare a Roma e sarebbe la via Emilia; ma noi gli spieghiamo che abbiamo intenzione di arrivare all’Abbazia di Nonantola e poi proseguire per la via Francesca della Sambuca. Più avanti ci spostiamo sul margine del fosso per far passare un trattore sul quale si trova Antonio, il quale si ferma , ci saluta e ci chiede da dove veniamo e dove stiamo andando. Fatti altri 500 metri ci raggiungono Enrico e un suo amico, due reporter del Mattino di Padova, dopo averci rintracciato attraverso il cellulare. Ci fanno un’intervista e delle foto , poi ci salutano e ci augurano, anche loro, buon viaggio. Arrivati a Carceri troviamo Don Franco che ci ospita per far colazione, ci fa visitare l’Abbazia assieme a Piero, che è il curatore del museo agricolo-etnografico che si trova all’interno dell’Abbazia stessa. Dopo la visita ci salutiamo e gentilmente Don Franco ci fornisce viveri per il pranzo e ci indica il percorso per andare alla Chiesazza. Attraversato il centro di Carceri si prendono le vie Gorna, Lenguora, Arzaron e Granza. Lungo una di queste strette vie di campagna,  ma asfaltate e ben tenute, salutiamo Graziano e Adriana che ci salutano e ci augurano buon cammino. Finalmente arriviamo alla Chiesazza, una piccola chiesa in stile romanico solitaria e intitolata a Santa Maria del Prati. Ci togliamo gli zaini, ci corichiamo sul prato all’ombra di questa chiesetta  chiusa per  restauri. Mentre consideriamo, con dispiacere, che sarebbe bello visitarla, arrivano Renzo e Mirco che sono gli operai della ditta incaricata del restauro, i quali, visto il nostro desiderio di vedere l’interno della chiesa, ce la aprono e così  possiamo gustare questa splendida chiesetta,  semplice nella sua architettura romanica, all’interno della quale c’è  un meraviglioso San Rocco pellegrino il quale sembrava augurarci “buon cammino”. Riprendiamo la strada asfaltata che porta a Piacenza d’Adige. Nei pressi di quello sperduto paese, vicino all’Adige, incontriamo Silvia alla quale chiediamo dove possiamo trovare una fontana. Subito ci indica il posto. Nell’allontanarci da lei Paolo vede per terra una moneta da 500 £ , che prontamente, fedeli alla nostra regola, diciamo a Silvia di raccogliere e tenersi. La fontana che ci aveva indicato era secca e abbiamo chiesto dell’acqua a un impiegato del municipio lì vicino, il quale molto titubante , perché il municipio era chiuso ed  egli non era abituato a queste richieste, ci fa entrare a riempire le borracce dal rubinetto del bagno.  Uscendo ho visto 100 lire per terra; allora ho chiamato un bambino di nome Matteo, dicendogli di   prendersele. Appena fuori di Piacenza si gira a sinistra e si prende l’argine che porta verso il ponte di Badia Polesine. Evitiamo così la strada asfaltata di Masi. Arrivati a Badia incontriamo un operaio del comune che si chiama Bozzolan, il quale ci indica la casa della custode della Vangadizza,  che si chiama Paola. Quest’ultima, dopo essersi informata presso il municipio, ci accompagna nell’alloggio dove trascorreremo la notte. A Paola chiediamo dove padre Leone avrebbe potuto celebrare la S. Messa, e  dopo poco ci raggiunge e ci dice che la S. Messa si celebrerà alle 18.30, nella parrocchiale di Badia Polesine. Dopo una buona doccia ristoratrice ci rechiamo in chiesa, salutiamo don Dante e Don Alessandro e con quest’ultimo padre Leone concelebra la S. Messa, io ho letto la lettura di Paolo di Tarso; il santo del giorno è san Giustino martire. Dopo la Santa Messa vado in sacrestia e chiedo a don Alessandro di appormi il timbro sulle credenziali; chiedo poi al sacrestano se ha dell’acqua da darci per l’indomani, perché noi siamo pellegrini e senza denaro:  siamo partiti affidandoci alla Provvidenza. Mentre chiedo queste cose don Alessandro, che ha capito l’antifona, chiede alla zia suora se ha disponibilità per la cena. Questa non potendo decidere, manifesta tutto il suo imbarazzo; allora don Alessandro ci dice che avrebbe provveduto lui; ma nel frattempo ritorna la zia suora e ci comunica che la superiora ha acconsentito ad ospitarci per la cena in asilo. Arrivati all’asilo abbiamo fatto la conoscenza di suor Vincenza, suor Assunta, suor Severina e suor Felice, le quali ci hanno dimostrato tutto il loro entusiasmo e il loro spirito di accoglienza verso i pellegrini del  Giubileo.

Queste sono le strade, i monumenti, i campi pieni di grano, le viti e i filari di gelsi, ma soprattutto i volti delle persone che abbiamo incontrato lungo la strada che da San Giacomo di Monselice ci ha portato a Badia Polesine, in questo primo giorno di pellegrinaggio verso Roma.












mercoledì 5 febbraio 2020

Mercoledì 5 febbraio 2020

Carissima S. e blog.
                                Il vento di ieri ha spazzato via il grigiore del cielo, ieri sera infatti, ho visto un tramonto con dei colori meravigliosi, che solo mani divine ha potuto dipingere. Stamattina c'è un sole stupendo e il cielo terso azzurro, che solo il Creatore ci può donare. Nel pomeriggio andrò ad accompagnare all'ultima dimora il mio amico Luciano e, mi rimanda al 10 novembre 2002, quando mi è mancata Maria, perché anche in quel giorno  c'era questo sole e questo cielo. Mi viene da pensare che al chiaro del giorno Maria e Luciano si incontreranno per salire sull'auto, che li accompagnerà alla Este celeste Sono più che convinto,, che lassù ritroveremo con gioia e senza nessun timore i nostri cari e le nostre dimore abituali e, nella serena compagnia di Angeli e Santi contempleremo il Creatore di tanta bellezza, che qui ancora possiamo ammirare.


Chi se no il Creatore
ci può donare tanta bellezza e,
noi lo ringraziamo con scellerati
comportamenti nei confronti
Suoi e della Natura.
Credo che sia giunta l'ora
di rinsavire, se non vogliamo
autodistruggerci. Ma, già
lo stiamo facendo, attraverso
un consumismo esagerato del suolo,
la distruzione dell'aria, attraverso
l'inquinamento, la paura di
donare la vita, attraverso  sempre meno nascite,
che sono causate solo dal nostro egoismo.
Svegliamoci e guardiamo con occhi nuovi
che il seme cada nel terreno fertile
e non tra i rovi.
Non accontentiamoci solo 
dell'effimero spettacolo sanremese,
ma ricreiamo in noi stessi
la meraviglia dell'Eternità,
che il nostro Creatore ci ha affidato.


martedì 4 febbraio 2020

Martedì 4 febbraio 2020

Carissima S. e blog.
                                 ieri è stata una giornata triste, perché alle 8, mentre ero dal fornaio a prendere il pane, mi è arrivata la telefonata di Claudia, la nuora di Luciano, la quale mi ha comunicato la sua dipartita dipartita. Nel pomeriggi,verso le 14.30 sono andato in cella mortuaria a dare l'ultimo saluto all'amico dott. Nicola. Ho salutato e fatto le condoglianze alla moglie, che era in attesa della chiusura della bara. Verso sera, mi sono ripreso, perché ho assistito alla Tv, l'evento per i 150 anni di Roma Capitale d'Italia. Ho ascoltato un bel concerto e altri personaggi che si sono succeduti, con una brava presentatrice che ho molto apprezzato, anche se non la conosco. Stamattina, mi sono alzato buonora, c'era molta nebbia e, dopo parecchio tempo nel quale mi sono occupato di Gemma, sono ritornato in servizio Accoglienza A.V.O. all'Ospedale Maria Teresa di Calcutta e, prima di tornare a casa al termine del mio servizio, sono passato in cella mortuaria a dire una preghiera accanto alla Luciano che era nella sua bara, ma, che non rivedrò più quaggiù e spero ch'El Paron me lo faccia incontrare lassù, dove ritroverà Maria, che molte volte l'ha accompagnata a Este con la sua macchina,  la trovava mentre lei aspettava l'autobus e le dava un passaggio. Luciano era mio compagno di classe elementare, aveva la mia stessa età, tutte e due del '41 ma, lui era più vecchio di me, perché compiva gli anni tre mesi prima, sempre nel giorno 19, ma lui in aprile e io a luglio. Era un piccolo grande uomo, buono e di compagnia, con lui  e gli altri compagni di classe, ci trovavamo nei raduni periodici che facevamo co e ganbe soto a toa, ciao Luciano, ora lassù sei sempre in festa. 

Buona giornata!


All'inizio di Via Santo Stefano,
dalla parte del Castello,
c'è  un angolo con una piccola porta,
la davanti, la mamma di Luciano,
faceva la lavandaia e ha 
cresciuto, per modo di dire,
perché erano tutti piccolini,
Luciano e sua sorella. 
Con grandi sacrifici li ha fatti studiare e
Luciano  si è diplomato Ragioniere.
Per molti anni ha lavorato 
al Zuccherificio di Este,
prima  nelle campagne stagionali,
alla pesatura dei carichi di barbabietole,
poi è stato assunto come impiegato,
fino a che non è andato in pensione.
 Ricordo che, mentre andava con la sua auto a lavoro,
alla fermata dell'autobus dei frati, faceva salire
l'infreddolita Maria moglie mia, 
perché entrambi andavano a Este,
per questo ti ringrazio caro Luciano.
Ricordo, che quando ci trovavamo,
 ascoltavo volentieri i tuoi racconti,
che fluivano dalla tua fervida mente,
con quella tua parlata un po balbuziente,
che mi faceva sorridere affettuosamente.
Caro Luciano,
speravo di festeggiare anche con te,
l'anno prossimo,
i nostri 80 anni ma, te ne sei andato
così alla chetichella, che quando sono
venuto a trovarti, pochi giorni fa all'Ospedale, 
avevo però capito ... ma  porto nel cuore,
questo nostro breve incontro.
Caro Luciano,
siamo rimasti in pochini della nostra classe del '41,
e non sappiamo  nemmeno noi,
se questo Anniversario lo potremo festeggiare. 
Per ora, caro Luciano, ti diciamo addio
sperando, che il Buon Dio
ci dia la possibilità di rivederci e...
sarà festa grande.

CIAO LUCIANO!

lunedì 3 febbraio 2020

Lunedì 3 febbraio 2020

Carissima S. e blog.
                                  ieri sera sono andato presto a letto e per radio ho ascoltato la cronaca della partita Udinese/Inter, vinta da quest'ultima per 2 a 0.  Mi è sembrato di ritornare agli anni '50, quando non c'era ancora la Tv, e io e i miei compagni ascoltavamo la radio di Giannino, seduti sui gradini delle scalette che salgono all'argine di Via Moraro. Oggi quelle scalette non ci sono più, ma l'angolo dove c'era Giannino con la sua carrozzina c'è ancora e, ogni volta che passo di là, mi rivedo con lui e con i miei amici. Mi rimproverano per la nostalgia, ma senza ricordi sarebbe come non avere mai vissuto o avere vissuto per nulla.

Buona giornata!

Dolce amara è la vita...
Le sue emozioni, passioni, gioie e dolori,
aderisce nelle menti e nei cuori, 
e ci fa  pensare, dire e fare
cose che hanno risvolti 
belli, buoni, tristi e cattivi,
che permeano i giorni e le notti
assieme a grandi e piccole azioni
che la riempiono in tutte le stagioni,
che quando di queste, 
si avvicina  l'ultima, inesorabilmente
ti porta a ricordare tutto quello
che avresti voluto fare e,
per non  dimenticare ad occhi aperti
non rimane che sognare.



domenica 2 febbraio 2020

Domenica 2 febbraio 2020 - La candelora -

Carissima S. e blog.
                                 ieri la Gran Bretagna - Inghilterra è uscita dalla Comunità Europea :BREXIT,. Mi sono sempre chiesto se mai nell'Unione Europea ci sia stata, perché hanno sempre fatto i loro comodi, mantenendo anche la loro moneta - la sterlina -  Ora per andare laggiù ci vorrà il passaporto e il cambio sarà più salato e, ci saranno dazi e altre cose ch andranno a cozzare con il clima di libero mercato e democratico, che gli inglesi, nonostante la monarchia, hanno sempre sventolato. Io spero che l'Unione Europea sia unita nel contrastare questa nuova realtà. Ieri sera ho saputo della dipartita dell'amico medico Nicola Scaiella, che per tanti anni ha lavorato nell'Ospedale di Monselice, dove lavoravo anche io. Era un uomo socievole, buono e lo ricordo con il sorriso che mi faceva  fare quando recitava i suoi lunghi monologhi - Va in pace caro Nicola -. e, ancora iere sera, sono andato in Municipio, dove nella sala consiliare si è tenuta una Maratona di lettura per ricordare la deportazione di tanta gente nei campi di sterminio nazisti. Ci sono andato per ricordare gli amici Bruno Mardegan, Piero Gattolin e Giuseppe Trevisan, ho ascoltato vari lettori e io ho letto una parte del racconto della prigionia di Piero. Oggi è la Candelora, che ricorda la presentazione al Tempio di Gesù - Luce  delle genti -. A questo proposito riporto ciò che ho trovato in internet a riguardo: Oggi qui il cielo è grigio, ma non fa freddo, pertanto, non si sa quale proverbio proporre.
«Delle cere la giornata
ti dimostra la vernata,
se vedrai pioggia minuta
la vernata fia compiuta,
ma se vedi sole chiaro
marzo fia come gennaro.»
Questa è una versione in dialetto napoletano riguardo alla Candelora e la fine dell'inverno:
A Cannelora Vierno è fora! Risponne San Biase: Vierno mo' trase! dice a vecchia dint' a tana: ...nce vo' 'nata quarantana! cant' o monaco dint' o refettorio: tann' è estate quann' è Sant'Antonio!
(«Alla Candelora l'inverno è finito! Risponde San Biagio "L'inverno ora inizia!". Dice la vecchia dentro la tana "Ne mancano ancora 40". Canta il monaco dal refettorio "L'estate arriva quando viene Sant'Antonio"». Ovviamente ci si riferisce a S. Antonio da Padova, che ricorre il 13 giugno, e non a S. Antonio abate, che ricorre il 17 gennaio.)
Il dialetto foggiano esprime questi proverbi sulla Candelora e l'inverno:
Se p'a Cannelore ne chòve 'u virne se ne more
("Se nella Candelora non piove/ l'inverno muore." G.Ruggiero)
A Cannelore, a vernate esce fore. Respunnija a vecchija arraggiate: nun è sciuta a vernate se nun arrive 'a 'Nnunziate, e se vuje esse chiù secure, quanne calane i meteture
("Alla Candelora l'inverno esce fuori. Rispose la vecchia arrabbiata: non è uscito l'inverno se non arriva l'Annunziata (25 marzo) e se vuoi essere più sicuro, quando calano i mietitori." G. Donatacci)

La Candelora e il vino

«Se per la Candelora il tempo è bello
molto più vino avremo che vinello.»
Il 2 febbraio è uno di quei giorni, dispiegati nel calendario, utili, in base alle credenze popolari, per trarre auspici per il futuro, per predire l'esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.

La Candelora, la pioggia e la neve

«Se nevica per la Candelora
sette volte la neve svola.»
«Se piôv par Zariôla
quaranta dè l'inveran in z'arnôva.
»
(dialettale romagnolo)
("Se piove per la Candelora si rinnovano quaranta giorni d'inverno"). In questo caso, il proverbio romagnolo vuole evidenziare come la giornata della Candelora si trovi a metà strada tra il Natale e la metà di marzo, quindi non è impossibile che altri quaranta giorni di cattivo tempo possano trascorrere prima degli attesi spiragli primaverili.

La Candelora, la pioggia ed il vento

«Da la Madona Candeòra
de l'inverno semo fora;
ma se xe piova e vento,
de l'inverno semo drento.
»
(dialettale veneto)
("Dalla festa della Madonna della Candelora siamo fuori dall'inverno; ma se piove o c'è vento, siamo ancora in inverno.")
«Da Candelora ill'nvernu simu fora,
ma si chiovi e ventu tira, ill'nvernu simu intra
»
(dialettale calabrese)
("Alla Candelora dell'inverno siamo fuori, ma se piove e tira vento siamo ancora dentro l'inverno ")
«A la Madonna Candelora de l'inverno semo fora,
ma se piove e tira vento, de l'inverno semo dentro
»
(dialettale umbro)
("Quando c'è la Madonna Candelora siamo usciti dall'inverno, ma se piove e tira vento allora è ancora inverno")
«Col dì de'a Candeòra
de l'inverno semo fora;
ma se piove o tira vento,
de l'inverno semo ancora 'rento.
»
(dialettale veneto)
("Col giorno della Candelora dall'inverno siamo fuori; ma se piove o c'è vento, siamo ancora dentro l'inverno.")
«Pella 'Andelora
se pioe o se gragnola
dell'inverno semo fora;
ma se sole o solicello
semo ancor in mezzo a i'verno.
»
(dialettale toscano)
("Per la Candelora, se piove o se grandina, siamo usciti dall'inverno; ma se c'è il sole più o meno sereno, siamo ancora in mezzo all'inverno")
«Il di' dla Candelora
de l'inverno sem fora
ma se piov, fioca o tira il vent
in dl'invern andem in den
»
(dialettale lodigiano)
("Il giorno della Candelora siamo fuori dall'inverno, ma se piove, nevica o c'è il vento, andiamo dentro nel (pieno) inverno")

La Candelora e le uova

«De la Candelora
ogni aceddu fa la cova
»
(dialettale salentino)
("Dalla Candelora ogni uccello fa le cova"). In questo caso il proverbio ci proietta verso Pasqua.
«Da Candalora, cu on avi carni
s'impigna a figghjiola
»
(dialettale calabrese)
Questa è invece una versione calabrese riguardo alla Candelora.

La Candelora, l'orso e la terra

«Se l'ors a la Siriola la paia a fà soé
a'nt l'invern tornoma a intré
»
(dialettale piemontese)
("Se l'orso alla Candelora fa asciugare la paglia (il giaciglio), si rientra nell'inverno").
Il proverbio, noto in Piemonte e Valle d'Aosta, ci riporta sia alla credenza dell'orso lunare, che esce dalla tana nella notte del 1º febbraio e osservando la posizione della luna percepisce se la primavera è in arrivo, sia al Santo che si festeggia proprio in questo giorno: sant'Orso. Il pagliericcio, messo ad asciugare nel primo giorno di febbraio, rimanda direttamente alla maschera dal momento che, il "materasso" su cui dormivano i contadini era, per l'appunto, fatto di paglia o foglie secche.
In altre regioni viene utilizzato il lupo o il leone come protagonista simbolico di questo proverbio che esplora le dinamiche interne della terra, che proprio nel momento di maggior gelo, ricominciano a risvegliare gli elementi assopiti e quindi al di sotto di una superficie brulla corrisponde una vita intensa.[1]
Non è un caso se il termine febbraio derivi dal latino februus ("purificante"), associato al periodo annuale di purificazione e quindi di rinascita della natura e dello spirito.


Da a candeora 
del'inverno semo fora ma,
un cò 
el ceo xe griso e,
par tanti dì el soe no 
ne dà el so soriso e,
 tra fredo e piova
l'inverno se rinova.
Intanto se vissinemo a Marso
e, sentimo odore de primavera
anca s'el soe xe scarso.
Passa i dì, passa i mesi e i ani, 
e staion xe senpre quee,
se devnta pì veci e se
ga senpre pì maani.