Lunedì 9 luglio 2018
Carissima S. e blog.
oggi è il compleanno di mia nipote Elisabetta, che ora si trova in vacanza, alla quale ho inviato un sms di auguri, lei mi ha ringraziato e mi ha invitato a pranzo per il 19 c.m. giorno del mio compleanno. Stamattina, prima di recarmi al Madre Teresa per fare Servizio Accoglienza A.V.O. avevo iniziato a scrivere questo
Rime...diario, commentando
la breve gita a Valvasone, che ho fatto assieme agli amici sabato scorso,
ma malauguratamente ho premuto il tasto
canc, così lo faccio ora con l'ausilio di internet dove ho trovato la storia di questo magnifico luogo.
Buona giornata!
La Storia
Il medioevo è il periodo che più di altri ha caratterizzato la storia di
Valvasone. A quell'epoca risalgono infatti il castello, l'impianto urbanistico,
le chiese, ma anche il nome stesso del paese dall'antico tedesco: WAL "
altura, rialzo" e WASO "prato", quindi "prato con
alture" al pari di quello e di altre località già facenti parte del territorio
amministrativo del castello: per esempio Rupa, dallo sloveno RUPA
"buca, fossa" o Postoncieco, dallo sloveno PUSTINCA,
diminutivo di PUSTINA "terra incolta".
Pur tuttavia le origini di Valvasone vanno cercate nell'età romana, al limite
settentrionale della centuriazione dell'agro di Concordia, lungo la strada che
attraversava i guadi del Meduna e del Tagliamento e che si congiungeva con una
via che portava al Noricum (Austria). Pure remoto è il
primo impianto del castello, del quale si ha testimonianza per la prima volta
nel 1206, ma di cui alcune caratteristiche rimandano a strutture difensive e di
avvistamento della tarda antichità.
Nel XII-XIII secolo questo castello era abitato da una nobile famiglia di
feudatari, imparentata con gli Sbroiavacca, che amministrava per conto dei
patriarchi di Aquileia un vasto territorio posto sulle due rive del
Tagliamento, grossomodo corrispondente a quello oggi compreso entro i confini
dei comuni di Valvasone, Arzene, San Martino al Tagliamento e Sedegliano.
Un'area che dal punto di vista ecclesiastico, costituiva allora la parte
meridionale della pieve di Cosa (San Giorgio della Richinvelda), da cui venne
staccata dal vescovo di Concordia, nel 1355, la parrocchia di Valvasone,
comprendente le cappelle di San Martino e di Arzene: decisione questa
giustificata evidentemente dall'importanza assunta dal luogo e dalla famiglia
che ne deteneva la giurisdizione.
Anzi, proprio in virtù di tale potenza, ai signori di Valvasone fu concesso il
privilegio, conservatosi tale sino ai giorni nostri, di scegliere il parroco
per la chiesa del luogo (giuspatronato).
Questi trecenteschi signori di Valvasone che vedevano la loro chiesa eretta in
parrocchiale, non erano però più quelli imparentati con gli Sbroiavacca. In
seguito alle guerre feudali della seconda metà del Duecento difatti era
subentrato un nuovo casato, imparentato questa volta con gli Spilimbergo, e
denominato Valvason-Cucagna, che ha tenuto successivamente per
lunghi secoli il castello. Intanto il luogo era cresciuto d'abitanti e
d'importanza, con il sorgere, al di fuori delle mura, di borghi in cui si
concentrava la popolazione che lavorava la terra e che svolgeva attività
artigianali. Analogamente a quanto accadeva in altre parti del Friuli, i
rapporti della comunità con i signori castellani furono regolati da appositi
Statuti datati al 1369.
Quando, nel 1419-1420, la regione fu conquistata da Venezia, la dinastia dei
Valvasone rimase al suo posto, anche se perse buona parte dei poteri di un
tempo. Continuava tuttavia a detenere il possesso della terra, il controllo
sociale, l'amministrazione della giustizia, la facoltà di intervenire nelle
vicende ecclesiastiche in virtù del diritto giuspatronale.
Oltre alla parrocchia del SS. Corpo di Cristo, il cui titolo si legava al
miracolo della Sacra Tovaglia (1294 o 1394 ?), esistevano in paese altre chiese
ed un convento. La vita religiosa in Valvasone fu infatti assai fervida nel
medioevo e nell'età moderna. Il duomo costruito nella seconda metà del '400,
veniva officiato da una collegiata di sacerdoti con obbligo di coro.
Nell'antica parrocchiale, dedicata a S. Giovanni Evangelista (o Battista ?) ed
alla Madonna, nel 1485 s'erano insediati i Servi di Maria per i quali era stato
edificato anche apposito convento; la chiesa stessa era per lo meno dalla metà
del Trecento un santuario, centro di devozione popolare, per la presenza di
un'icona della Vergine allattante il Bambino; già anteriormente al 1355
prosperava una confraternita laicale intitolata a Maria dedita alle opere di
religione e di carità, esercitate, queste ultime, all'interno di un piccolo
ospedale in cui trovavano rifugio ed assistenza poveri del luogo, viandanti e
pellegrini.
Durante i secoli XVI-XVIII, nel castello, nel borgo, nelle
adiacenti campagne la vita si svolgeva entro le antiche consuetudini medievali,
non senza momenti di ribellione quali furono, ad esempio, quelli della rivolta
contadina del 1511 oppure di tensione costituiti, ancora ad esempio, dai
molteplici tentativi d'arginare l'impeto delle acque del Meduna e soprattutto
del Tagliamento che tante difficoltà creavano alle coltivazioni,
all'abitabilità, alla viabilità.
A questo piccolo mondo antico, aggruppato attorno ai Valvasone, posero termine,
con la caduta della Repubblica di S. Marco, le armate napoleoniche che proprio
qui nel 1797 lasciarono ricordo del loro primo passaggio nella vittoriosa battaglia
del Tagliamento e di Valvasone contro le truppe austriache. La
giurisdizione feudale fu abolita ed il luogo elevato a capitale di un distretto
amministrativo, il Cantone di Valvasone, che però non ebbe
continuità nel corso dell'Ottocento.
Per gli anni e i decenni successivi, la storia di Valvasone è quella del Friuli
e, dal 1866, quella d'Italia.

Nel breve spazio,
nella quiete silenziosa,
di un caldo meriggio d'estate
ho visitato un luogo antico,
carico d'autentica storia
che le vestigia che ho vedute
ne riportano visiva memoria.
Attraverso il suo castello,
i palazzi, le strette vie
mi parve d'udire
dei trobadori le poesie
a raccontar avventure
galanti a volte oscure
e passi cadenzati di armigeri
ricoperti da fiammanti armature.
Un borgo davvero bello
che il visitatore
ancora oggi può ammirare
nel suo castello.