giovedì 19 luglio 2018

Giovedì 19 luglio 2018  

Carissima S. e blog.
                                  oggi compio 77 anni e il mio primo pensiero è quello di ringraziare con una preghiera EL PARON che ha voluto concedermi tutto questo tempo. Non so se ho fatto e mi sono comportato secondo i suoi insegnamenti, ma se ho sgarrato spero che mi perdoni. Un altro pensiero lo rivolgo a tutti i miei cari che non posso più vedere con gli occhi fisici, ma che continuo a vedere con gli occhi della mente e del cuore. Penso anche a tutti voi e se vi ho mancato di rispetto vi chiedo di perdonarmi. Ora  qui di seguito vi scrivo quello che penso della VECCHIAIA nella lingua che ho imparato dalla nascita...

     Quando che semo veci a ghemo paura de vardarse al specio, parchè a vedemo quante rughe che gavemo. Sentimo dei doloreti qua e la ogni matina. No volemo mai sentire parlare de la vecessa, ma in fondo in fondo a serchemo de stare insieme a queli che ga la nostra età. Parlemo volentieri dele robe de ieri e sui amissi che ne ga lassà, e speremo che a nostra ora la vegna senpre pì in la.
  On co semo in te ‘na società tecnologica che vive par fare e par godare. Par nialtri veci xe fasile essare butà nel sesto dele scoasse sé se xe ‘vanti co’ i ani e malandà. Da veci se xe solo un peso che vien lesierìo co’ quatro  schei. No se xe capìi, lassà soli, sensa afeti e sensa amore. Bisogna alora, savere deventare veci. Essare cosienti dei propri limiti, sercando de no ronpare le scatole, ripetendo senpre le stese storie, avere dee pretese e essere rabiosi. So convinto, che solo se no faremo ste robe a podaremo vivare co’ dignità.
LA VECESSA  VA VISSUA, no ghemo da vargognarse de essare veci. A ghemo da volerse ben par tuto el tenpo ch’EL PARON ne lassa ‘ncora qua. A ghemo da pensare a quelo che ghemo fato, a quelo che femo e a quelo che faremo par meritarse el nostro POSTO che LU’ el ne ga preparà. Alora  sì, che essare veci sarà un reposso che ne permete de vardarse dentro col core seren e libaro dai bruti pensieri che ne vien fora ogni dì.

Bona jornata!


E BEATITUDINI DEL VECIO

Beato el vecio che sa scoltare
Beato el vecio che sa stare insieme ai altri
Beato el vecio ch’el sa scoltarse
Beato el vecio che dise grassie
Beato el vecio che prega par lù e par nù
Beato el vecio che iuta chi che ga bisogno
Beato el vecio che xe umile
Beato el vecio che no xe orgoioso
Beato el vecio che no ronpe le scatole
Beato el vecio che sa contare le storie ch’el ga vissù
Beato el vecio che se fida
Beato el vecio che se confida
Beato el vecio che varda ‘vanti
Beato el vecio che se move e n’ol sta in poltrona
Beato el vecio ch’el sa  de essare deventà vecio.


mercoledì 18 luglio 2018

Mercoledì 18 luglio 2018 

Carissima S, e blog.
                                  stamattina mi sono alzato presto e ho fatto la passeggiata facendo un percorso diverso dal solito. La città era ancora addormentata, solo poche auto sfrecciavano per le strade, sono passato davanti al Parco Buzzaccarini, che era naturalmente, dato l'orario ancora chiuso  ho visto i cigni e le anatre anche loro mezze addormentate sdraiate sull'erba. Con dispiacere ho notato la mura che circonda il Parco che presenta diverse crepe in più parti del suo perimetro, ma solo in qualche tratto c'era una transenna che segnava il pericolo di crollo, spero che ci sia presto un intervento. Ho continuato la passeggiata in circonvallazione e dove c'era la filiale Fiat Bernacchi, ora c'è un cantiere in atto e da quello che so, sembra che stiano costruendo un altro supermercato...non ho parole! Posso capire che è meglio costruire di sana pianta che restaurare l'esistente, ma così facendo si cementa ancora, si svuota il centro città, si consuma terreno. Allora, la riflessione che faccio oggi è sul degrado in cui si lascia morire  le tante attività commerciali e artigianali che c'erano nelle vie del centro, ora i negozi di intere vie sono chiusi e abbandonati, dove sono appesi solo manifesti, scritte e locandine. Ecco che il passato riaffiora alla mia mente,  rivedo tutte le botteghe,i laboratori e le piccole officine artigianali, delle quali ho già scritto numerose volte nei miei piccoli libretti di ricordi su Monselice. Perché parlo e scrivo di queste cose - perché stamattina mi sono fermato da un giovane sportivo e laureato, il quale ha scelto di continuare ad occuparsi della bottega di artigiano iniziata dal padre. Egli ha rinunciato alla professione per la quale ha studiato e assieme alla moglie, anche lei laureata, si alzano molto presto al mattino per lavorare nella propria attività. Egli mi raccontava, non senza enfasi che i giovani d'oggi non vogliono più apprendere nessun vero mestiere, anzi sono i loro genitori che nell'accompagnarli a chiedere lavoro, per prima cosa chiedono quanti soldi guadagneranno i loro figlioli, al che gli rispondono che prima devono dimostrare di avere voglia di imparare il mestiere sporcandosi le mani e non guardare all'orario di lavoro e poi sarà pagato come merita - Da questo si vede che voglia hanno di far bene e magari  preferiscono di lavorare nei call center o nei grandi centri commerciali, accontentandosi di poche centinaia di euro. Scusate, ma beati i tempi di mio padre, quando egli mi accompagnava  dall'artigiano e gli chiedeva se per favore mi insegnava il mestiere dietro il compenso che gli dava mio padre stesso.......altri tempi!

Buona giornata!


I giovani d'oggi 
come farfalle vivono 
la loro vita,
le ragazze sculettando
nei bar a portare bicchieri tra i tavoli, 
i ragazzi pavoneggiandosi seduti
come figli di papà,
salendo nelle loro auto costose
con cellulari e vestiti alla moda.
Purtroppo è questo il  
Carpe diem
che poi si riversa non proprio 
positivamente
 nei  veri valori della vita.


martedì 17 luglio 2018

Martedì 17 luglio 2018  

Carissima S. e blog. 
                                  17 numero che non piace a molti, ma che per me ricorda momenti di desiderio, passione e felicità, che risalgono a 48 anni fa e che da quasi 16 anni mi ricorda il buio che è sceso nella mente, nella mia anima e nel mio cuore. Ma bando alla tristezza, perché stamattina ho iniziato la giornata con una bella passeggiata, accompagnato dalla fresca temperatura che dura da ieri sera. Questo e un po' di pioggia, è tutto quello che accaduto nel nostro territorio monselicense, mentre a una ventina di chilometri e in tante altre parti d'Italia sono avvenuti veri disastri provocati da forti temporali con grandine grossa come una pallina da tennis. Invece noi abbiamo dormito bene col fresco, come la mattinata e durante il giorno il sole ci ha fatto sentire tutto il suo calore, che mi ha fatto rimanere in casa, il che non mi è dispiaciuto, perché alla tv mi sono gustato la prima tappa di  montagna del Tour de France. Ora, che il sole va lentamente tramontando alle spalle dei Colli, solamente ora mi accingo a scrivere il mio Rime...diario, così colgo l'occasione per augurarvi una buona serata!


Una strana sensazione
arrovella la mia mente
pervade la mia immaginazione
facendomi precipatare
nel buio assoluto
e nel silenzio assordante
di un luogo oscuro
Non so dove sono
il nulla mi è attorno
immagino il mio volto triste
pallido senza sorriso
Poi d'improvviso
mi ritrovo di luce inondato
da fiori e farfalle circondato
e qui in  questo incanto
ritrovo pace e serenità
e il mio canto.



lunedì 16 luglio 2018

Lunedì 16 luglio 2018

Carissima S. e blog.
                                  non mi stanco di stupirmi di quante cose posso fare nell'arco di una giornata, per non parlare nella vita di tutti i giorni che fino ad oggi mi sono stati concessi. Allora,  riesco solo raccontarle in sintesi, come del resto  le faccio nel giro di un giorno se non di qualche ora.
Ecco dunque la descrizione della giornata di ieri domenica, alla mattina sono andato alla Casa di Riposo alla S. Messa dove ho svolto il mio compito di chierichetto, al termine sono andato a leggermi il giornale seduto ai giardini difronte al Municipio, dopo di che sono andato al boschetto dei frati, volevo vedere l'albero che è stato dedicato ad una studiosa di origini monselicensi che si era dedicata ad aiutare gli altri, attraverso l'Associazione Amnesty Intarnational. Accanto all'albero c'era una piccola panchina rossa, che immagino rappresenti il sangue innocente che viene versato per guerre, fame e schiavitù, sai piedi dell'albero c'era un medaglione di pietra con su scolpito il suo nome ed una scultura sempre su pietra, credo che siano state fatte dal bravo  maestro Travaglia. Ho passeggiato fino al piccolo orto botanico allestito dagli Amici del Gruppo micologico locale, nel quale c'è anche il percorso poetico dei Poeti della Rocca in Fiore, mi sono poi seduto su d'una panchina sotto un albero e davanti a me avevo  il verde prato del parco Buzzaccarini, dove bambini con i genitori e molti cani correvano qua e la, il campanile di San Giacomo, la Rocca e il Montericco, una meraviglia fuori porta in questa caldissima estate. Qui ho anche incontrato Massimo, un bravissimo pittore, con il quale ho dialogato sulle vicissitudini poco piacevoli della politica, della salute, del lavoro e dell'incuria con cui viene tenuta la nostra città. Discorsi che di solito si fanno, anche contro voglia, ma che purtroppo mi accorgo che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, una bella citazione per dire che è molto facile giudicare. Nel pomeriggio ho fatto una scorpacciata di TV tra ciclismo e calcio mondiale, quest'ultimo è terminato con la vittoria della Francia sulla Croazia per 4 a 2, con mio rande dispiacere, perché avrei voluto che vincesse la Croazia. Alla sera, dopo cena, sono andato a fare il mio giretto in bici, sono andato in Piazza Mazzini dove le Majorettes stavano facendo le prove per l'esibizione per la festa del loro 50° anniversario di fondazione, poi sono andato alla Chiesa del Carmine, dove è stata allestita la sagra della Madonna del Carmine che cade oggi. Dopo sono ritornato in Piazza, ma nell'attesa mi è venuto in mente di avere letto che nella Cava delle More c'era un concerto. Alla cava c'ero stato da piccolo, non mi ricordavo com'era e allora sono andato a curiosare. In bici oggi faccio fatica ad arrivarci  in sella, sono sceso per salire a piedi, dietro di me si è fermata un'auto, perché ila strada è stretta e una ragazza che guidava mi ha chiesto dov'è, ho risposto che non manca molto, ma per me è faticoso salire, lei mi ha offerto un passaggio. Ho lasciato la bici appoggiata  a bordo strada e sono salito in auto. Arrivati abbiamo imboccato il portone d'entrata aperto e dopo un centinaio di metri abbiamo trovato un bel parcheggio dove c'erano già numerose autovetture. Nel mezzo del sentiero c'era un ragazzo seduto ad un tavolino che fungeva da cassiere, gli ho chiesto di entrare a curiosare, ma che non mi sarei trattenuto e sono entrato camminando per qualche altro centinaio di metri in un bel sentiero pulito, sono sbucato difronte ad un chiosco dove venivano serviti aperitivi e quant'altro, a fianco  c'era di una bella casa recintata, altri due sentieri che entravano nel bosco, quello a destra un po in salita portava ai bagni, quello a sinistra scendeva verso il bosco con una scaletta di pochi gradini interra battuta e con il corrimano in legno. Fatti una cinquantina di passi mi sono incantato a guardare il sole che tramontava dietro il colle dove è adagiato il paese di Arquà Petrarca, un prato pulito e spianato c'era gente seduta sull'erba, altri seduti su delle panchine e attorno altri tavoli con un chiosco che mesceva bibite  patatine, olive e altro ancora. ....al termine di questa grandissima spianata c'era uno spazio pianeggiante  dove era stato postato un palco con un pianoforte. In questo stupendo luogo che può contenere qualche migliaio di persone, lo spettacolo della Natura, tra boschi di piante selvatiche, ulivi, alberi da frutta, con sullo sfondo i Colli Euganei e in quest'ora magica del tramonto è già un regalo inaspettato che mi sono fatto oggi, anche se per me è stato un mordi e fuggi, mi sono deliziato ad ascoltare le note che uscivano dal pianoforte con le mani  della bravissima pianista Giulia De Paoli.


Mai come oggi 
il detto 
tempo fugit
mi fa esclamare
carpe diem
Lo sguardo verso la catena
dei Colli Eguanei
al tramontare del sole
seduto sul prato 
ad ascoltare le note divine
di Chopin e Debussy
suonate da mani d'artista
mi hanno riempito di 
gioia  ed emozione indescrivibili
e ancor più incompoarabili
nel ritornare sui miei passi
nella flebile luce che traspariva
tra il fitto fogliame boschivo
mi fa ringraziare Carlo e Marta
che hanno saputo crare
questa meraviglia
che tanti sguardi fa incantare.




domenica 15 luglio 2018

Domenica 15 luglio 2018  

Carissima S. e blog.
                                  nelle ultime due sere, dopo molto tempo, oltre alla solita passeggiata dopo cena, ho partecipato a due eventi: Venerdì a Este per la recita di poesie sotto  l'olmo secolare che si trova da molti anni nel Foro Romano estense, sconosciuto ai più per essere da lungo tempo stato dimenticato. La serata è stata interpretata da vari poeti e attori con l'accompagnamento di un suonatore di flauto. Davvero una bella poetica serata, peccato che sia stata fatta con uno scopo politico antagonista dell'attuale Amministrazione estense. Queste belle iniziative dovrebbero essere fatte all'insegna dell'amore per la poesia e le arti in genere, perché queste non hanno nessun colore politico, ma donano solo passione, calore e amore. Comunque sia, ho passato due ore meravigliose. Ieri sera invece, ho partecipato alla passeggiata con i 4 Passi e il racconto storico sulla venezianità dei nostri palazzi monselicensi. Siamo partiti da sotto i portici difronte alla San Paolo, antico tempio dedicato a Giove e Foro Romano; abbiamo camminato lungo via Roma, Cesare Battisti, Matteo Carboni, Marco Santarello, San Martino, Santo Stefano,Via del Santuario, dove ci sono stati stati illustrati da Silvano, le varie epoche nelle quali sono stati costruiti i palazzi che via via incontravamo nel centro storico della nostra città. Era questa la serata dell'evento Calici sotto le Stelle, ma che è stata funestata da un cielo grigio che man mano diventava sempre scuro e mi ha consigliato di prendere la via del ritorno verso casa.

Buona domenica!



OLMO

Ti ricordo e per sempre
ti sarò riconoscente
perché nel tempo di guerra
donasti a mio padre
il legno che riparò
i miei piedi infreddoliti
dal gelido inverno.
OLMO
Ti ricordi
era l’anno giubilare duemila
nel mio peregrinar romeo
stanco assetato
dal sole bruciato
m’accogliesti
sotto la tua chioma  frondosa
Raccolsi la tua
piccola leggera samara
e alzato verso te lo sguardo
ammutolito rimasi
guardando la tua possanza
che anche Enea agli inferi
ti trovò oscuro e immenso
e ancora nei secoli scorsi
accogliesti le grida di uomini
desiderosi di libertà.

                    Giancarlo Fabbian

ESTE 13 luglio 2018

sabato 14 luglio 2018

Sabato 14 luglio 2018

Carissima S. e blog.
                                 vorrei raccontarvi la bella serata di poesia di ieri sera, ma desidero scrivere il pensiero che ho appuntato in questi giorni e che mi sembra di attualità  e più opportuno, chiedendovi scusa per questa intromissione su vicende che potrebbero essere risolte con il buon senso, ne aggiungo una che non ho scritto e cioè con tutto quello che c'è da fare per le zone terremotate, per quelle inquinate, allo scopo di rendere più bella questa meraviglia che si chiama ITALIA, anche l'apporto dei migranti potrebbe essere d'aiuto, in modo particolare per sostituire tutti i vagabondi ultra trentenni italiani che non vogliono fare certi lavori.....accogliamo allora, questa opportunità.......

Io non so se qualcuno questi miei pensieri, ma spero che siano raccolti con la dovuta cautela, perché non voglio esprimere alcun giudizio, in quanto bisogna essere dentro alle cose per poterle giudicare. Però lasciatemi esprimere: - Quando sento parlare di organizzazioni umanitarie – di angeli del mare  e poi vedo questi POVERI in centri in condizioni disumane, mi viene spontaneo pensare a quanto crudele sia la vita nei loro confronti. Questi esseri umani che migrano, non sono sempre persone che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla libertà, penso che insieme a queste ci siano persone che stano cercando una vita migliore di quella in cui vivono nei loro paesi. Pertanto, non ritengo giusto che vengano rinchiusi in questi centri, ma che dopo averli aiutati,le Nazioni ( che si chiamano civili) dovrebbero accoglierli  senza paura, come potenziale aiuto per lì economia del paese stesso che li accoglie. Infatti, come in cassetta di mele se ne trova qualcuna di guasta, dopo averla eliminata,messa da parte, le altre divengono buon cibo, secondo me, anche tra questi POVERI, se  si escludono i pochi guasti, gli altri( la maggior parte) diventano un aiuto per la nostra economia e per l’economia dei loro Paesi, perché da noi pagano le tasse e ci aiutano, mentre nei loro paesi inviano denaro buono per la crescita del loro Paese stesso. Allora, non dobbiamo avere paura di accoglierli, naturalmente cercando tra di loro i sani e non i malati, e per questi ultimi se è possibile cercare di guarirli, allora sì che potremo chiamarci CIVILI. Continuo a riflettere con una notizia che passa inosservata il rientro in Patria dei corpi dei nostri connazionali uccisi in Bangladesh nel 2016 etra di loro non c’erano solo turisti,ma anche Italiani emigrati laggiù in cerca di fortuna.  Come potete vedere siamo emigranti (anche io lo sono stato) e ancora tanti giovani lo sono o lo stiamo facendo, mi direte che lo facciamo in modo diverso....Sì! Ma sempre emigranti siamo. Questa notizia è inosservata dai più, perché non è il Campionato del mondo di calcio, né la formula 1, né il Tour de France, né l’arrivo di Ronaldo allla Juve..... e questa sarebbe la nostra umanità e civiltà.

Buona giornata!

Il buio dell'egoismo
ci sta avvolgendo 
bisogna fare in fretta
a trovare  rifugio e rimedio 
a questo  modo di vivere scellerato.
Abbiamo reso il mondo globalizzato
ora ne subiamo le conseguenze
che possiamo trasformare in opportunità
per sanare l'incuria che incombe
sul nostro territorio e le nostre città.
Non dobbiamo guardare
solo  con l'occhio 
del timore e della paura
c'è anche la via lungimirante certa e sicura
dell'accoglienza e dell'accettazione
e passare alla formazione
per non cerare ancora più 
tensione e confusione
che questo fenomeno inarrestabile
che ci crea ogni giorno
e cercare di salvare il salvabile
con il loro aiuto, 
perché anche a loro un 
po di benessere è dovuto
dopo anni di sfruttamento
di essi e dei loro territori
dobbiamo valorizzare
questi poveri di tutti i colori.